1. Prezzo e Valore sono due cose diverse

I prezzi che vengono espressi dal mercato sono essenzialmente il riflesso degli atteggiamenti psicologici dei suoi partecipanti (individui e istituzioni); essi sono influenzati da emozioni e comportamenti spesso irrazionali (compro se il prezzo sale; vendo se il prezzo scende). Il valore, al contrario, è frutto della capacità fondamentale delle aziende di produrre free cash flow nel corso del tempo. Il prezzo è oggettivo, immediatamente visibile, erratico. Il valore è soggettivo, non immediatamente visibile, stabile. E’ opinione diffusa che ad un calo di prezzo debba essere automaticamente associato un calo di valore (e viceversa). La nostra opinione è che il valore rappresenti l’elemento più importante di un investimento, una grandezza da monitorare costantemente, mentre il prezzo è importante solo in due momenti: quando decidiamo di comprare e quando decidiamo di vendere. Ecco perché passiamo la maggior parte del nostro tempo a cercare di capire il valore delle aziende, invece di cercare di indovinare come si muoveranno i prezzi di mercato. Il valore è ciò che conta: esiste una sovrabbondante evidenza empirica che dimostra come – nell’arco di un periodo di tempo sufficientemente lungo – il prezzo segua sempre il valore (e non viceversa).

2. Il mercato è inefficiente

Per le ragioni appena descritte, almeno nel breve termine, il prezzo di mercato di un titolo può essere molto diverso dal valore del business sottostante. Se non fosse così, l’unico modo per fare soldi sul mercato azionario sarebbe quello di indovinare la direzione dei prezzi dei titoli – un’attività più vicina alla definizione di divinazione che a quella di investimento. Eppure, nel corso del tempo, riconoscendo ed approfittando dell’inefficienza di breve termine, sono state accumulate enormi fortune sui mercati azionari.

3. La volatilità non è rischio

Il rischio di un investimento, per noi, non è misurato dalla volatilità del suo prezzo di mercato (un’azienda non dovrebbe essere considerata più rischiosa di un’altra solo perché il suo prezzo di mercato si muove su e giù più frequentemente e con più intensità del prezzo di mercato dell’altra azienda), bensì dalla probabilità di una perdita permanente di capitale. Cosa significa “perdita permanente di capitale”? Significa semplicemente che se abbiamo investito in un’azienda e il suo prezzo di mercato scende del 30%, il nostro capitale non ha subìto alcuna perdita finché non decidiamo di uscire dall’investimento. Decidiamo di uscire da un investimento solo se riteniamo che la sua tesi originaria sia stata permanentemente invalidata (e quindi il valore non sia più visibile), e ciò può succedere a prescindere da un calo del prezzo di mercato. In un caso simile, avremmo realizzato una perdita permanente di capitale.

4. Concentrazione

Crediamo che idee di investimento valide siano poche e rare, e che rendimenti al di sopra della media vengano generati da portafogli concentrati. In mancanza di valide opportunità di investimento non abbiamo alcun problema nel rimanere liquidi: una riserva di cassa rappresenta sia un buffer che un’opportunità in caso di marcata correzione dei mercati al ribasso. Quando valide opportunità di investimento si manifestano, però, disciplina e convinzione sono ingredienti necessari per agire con coraggio.

5. Visione di lungo termine

Prima che i prezzi inizino a riflettere il valore dei business sottostanti può passare molto tempo. Inoltre, il valore non viene creato dall’oggi al domani: la creazione di valore è un processo che richiede tempo. Dopo aver costruito una posizione, in alcuni casi possono passare anni prima che i titoli si apprezzino ad un livello tale da considerare una loro rimozione dal portafoglio. In altri casi possono solo passare mesi. Non siamo in grado di sapere con certezza quanto tempo occorrerà. Nessuno è in grado di saperlo. Un approccio di successo agli investimenti richiede un orizzonte temporale di lungo termine e dosi di pazienza fuori dal comune per poter tollerare la volatilità dei risultati di breve termine. Sulla base dell’evidenza empirica e dell’esperienza personale, riteniamo che, in media, tre anni rappresentino il periodo temporale minimo per far sì che il mercato inizi a riconoscere il valore, anche se in alcune circostanze ciò può richiedere cinque-sette anni.

6. Irrilevanza Macro

Riteniamo che la visione macroeconomica generale sia irrilevante quando si prendono decisioni di investimento. Le nostre decisioni di investimento si basano esclusivamente sul valore e la qualità delle aziende che analizziamo, un’azienda alla volta, e non sul livello (o l’andamento) dei mercati azionari, dell’inflazione, dei tassi di interesse o di altri indicatori macroeconomici. Se avessimo il potere di conoscere con certezza la direzione che prenderanno i mercati azionari o i tassi di interesse, continueremmo a non basare le nostre decisioni di investimento su di essi.

 

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